Sehnsucht

Sehnsucht

Vivere senza orario, in quella luce che sembra nascere dal Danubio stesso, senza il minimo rilievo montano all’orizzonte, ecco, quello fece di me un vero straniero. Le indicazioni, espresse nell’unica lingua che anche il Diavolo rispetta, mi cullarono in una piacevole psichedelica ignoranza di ogni riferimento stradale fino al grembo tiepido delle Terme Comunali, dove mi spogliai dei panni invernali per vestire un candido, logoro accappatoio, odoroso di sapone, e dove tra i fumi di uno Stige gremito di gente nuda e computamente felice, feci il mio anonimo ingresso, con tutta la dignità che le ciabatte, enormi per i miei piedi, mi consentirono.  Immergendomi con molta cautela, in una penombra piena di liquidi riflessi, nella prima e non a caso deserta, freddissima vasca, una sottile lancia di dispiacere attraversò il mio cuore e si fermò alla mia gola. Ero di nuovo solo. Con questa fresca, informe libertà di essere a mio indesiderato piacere qui, o laggiù, in viaggio o fissato nella quiete della mia  casa borghese; ma pure con il desiderio acuto di riaverti subito e tutta, che mordeva furioso  come una bestiola in trappola, e che provai ad anestetizzare, in quel crepuscolo così orientale, prestando ottusa attenzione agli echi spezzati delle risate delle ragazze; anni dopo torno ad immergermi, in questo Febbraio, ancora più ad Oriente, la vasca è un tiepido stagno, la luce è calda, e la lingua degli inservienti pare una musica. L’acqua  ha sulle piastrelle riflessi azzurri e preziosi, mobili. Ora lo sento chiaro: il tuo non esserci mai più mi dispera.